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Stop alle Commissioni Bancarie sui Prestiti: le Conseguenze della Norma del Dl Liberalizzazioni


La scorsa settimana, in data 1° Marzo 2012, si è assistito alle dimissioni del comitato di presidenza dell’Abi, l’Associazione Bancaria Italiana, in segno di protesta contro la norma (articolo 27-bis) del Decreto Liberalizzazioni che prevede la cancellazione delle commissioni per le linee di credito delle banche.

Il presidente dell’Abi, Giuseppe Mussari, ha definito tale norma come: “…la goccia che ha fatto traboccare il vaso…”, sottolineando il chiaro disagio delle banche italiane nei confronti del Governo Monti, ritenendosi ingiustamente penalizzate dai contenuti dell’articolo in questione del Dl Liberalizzazioni.
Il prossimo 14 Marzo il Consiglio e il Comitato Esecutivo dell’Abi si riuniranno per decidere in merito alle dimissioni di Mussari, che dovrebbero essere respinte, a significare il sostegno dell’Associazione Bancaria Italiana alla linea intransigente del presidente.

Può quindi essere utile esaminare il contenuto del tanto controverso articolo e riportare le possibili conseguenze della sua approvazione o meno, che finiranno in tutti i casi per riflettersi su tutti i cittadini che richiederanno un prestito e sulle imprese che richiederanno finanziamenti alle banche.

Il testo dell’articolo 27-bis, intitolato “Nullità di clausole nei contratti bancari”, riporta:

Sono nulle tutte le clausole comunque denominate che prevedano commissioni a favore delle banche a fronte della concessione di linee di credito, della loro messa a disposizione, del loro mantenimento in essere, del loro utilizzo anche nel caso di sconfinamenti in assenza di affidamento ovvero oltre il limite del fido.

In pratica prevede la cancellazione di tutte le commissioni che le banche fanno pagare nel momento in cui si richiede loro un prestito o, comunque, l’apertura di una linea di credito.
L’Abi ritiene questa norma molto penalizzante e sanzionatoria, chiedendo il ritorno al disegno originario, che prevedeva l’eliminazione delle commissioni soltanto per quelle banche che non rispettino i principi di trasparenza ai sensi della delibera del Cicr, adottata seguendo quanto disposto dall’articolo 117-bis del Codice Bancario. In tal senso va però sottolineato che le nuove regole del sistema delle commissioni bancarie non è ancora stato definito dal Comitato Interministeriale per il Credito e il Risparmio.
Anche Confindustria ritiene non corretta la norma, dal momento che comporterebbe un aumento dei tassi di interesse, con conseguenze nefaste per le aziende, che avrebbero ancora più difficoltà ad accedere al credito, in una situazione economica già difficile come quella attuale.
Di parere contrario Confartigianato e Confcommercio, secondo cui l’abolizione delle commissioni sui finanziamenti bancari contribuirebbe a rendere indubbiamente meno costoso l’accesso al credito, soprattutto da parte delle Pmi.

Si arriverà a un compromesso oppure il Governo Monti porterà avanti una linea intransigente nei confronti delle banche italiane? Difficile dirlo. Di certo la discussione su questa controversa norma del DL Liberalizzazioni passerà in Parlamento, anche perché sono stati proprio i partiti a voler introdurre l’articolo 27-bis.

Possibile che si ritorni a quanto previsto nel disegno originario della norma, prevedendo la nullità delle commissioni bancarie solo nei casi in cui gli istituti di credito non rispettino i principi di trasparenza nell’erogazione di prestiti e finanziamenti.

Il rischio che emerge è che le banche “stringano ancora di più i cordoni della borsa”, rendendo sempre più difficile per tutti ottenere un prestito e alzando notevolmente i tassi di interesse, prolungando quindi la stretta sul credito già in atto, nonostante la consistente LTRO (Long Term Refinancing Operation) a tre anni da parte della BCE avvenuta lo scorso Dicembre e quella prevista a Marzo 2012. Denaro liquido ricevuto a basso tasso di interesse (1,00%) che gli istituti di credito dovrebbero mettere (parzialmente) a disposizione del mercato per evitare l’accentuarsi del credit crunch, termine inglese che sta a significare la stretta sul credito, particolarmente deleterio in una fase di recessione come quella che si sta vivendo in Italia e in parte dell’Unione Europea.


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Alessandro
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